La leggenda dei gonfaloni ricamati nelle borgate

UNA battaglia che si esaurisce sì e no in undici minuti e mezzo, a fronte di sacrifici che durano invece un anno intero, tutto per conquistare un pezzo di stoffa.
L’importanza di questo ambito gonfalone è nota a tutti, la sua storia forse un po’ meno.
Già prima della nascita ufficiale del Palio del Golfo, si era consolidata l’abitudine di consegnare ai vincitori di alcune gare che si disputavano nei paesi, un drappo per trofeo, come ricordo.
Due di questi, ricamati a mano dalle donne del paese ospitante la regata, furono conservati con molta cura dai fratelli cadamotti Ugo e Francesco Faggioni.
Per premiare poi gli equipaggi vincitori in questi quasi novant’anni di gare, sono stati utilizzati quattro stendardi differenti.
Il primo scomparve nel 1940, perché negli stemmi dei quattro comuni (all’epoca c’era anche quello di Ameglia, che partecipava con la borgata del Bocca di Magra) erano ben evidenti i fasci littori.
L’ultima borgata a conquistarlo fu comunque il Marola.
Nel 1945 a vincere fu il San Terenzo, e alla borgata ne fu consegnato uno nuovo, coniato dall’Enal.
Era colorato d’azzurro, con la scritta “Enal La Spezia” sopra a quella “Palio del Golfo”e allo stemma del comune della Spezia.
Questo drappo venne poi sostituito nel 1961 da un altro realizzato dal pittore Ercole Salvatore Aprigliano, che come quello attuale ritraeva l’immagine di San Venerio e gli stemmi dei tre comuni, La Spezia, Lerici e Porto Venere.
In occasione dell’ottantesima edizione, nel 2005, vennero assegnati
i tre attuali stendardi: quello senior dipinto da Angelo Prini; Franco Levi dipinse quello riservato agli junior, mentre quello per la categoria femminile fu donato dal Panathlon.
S.R.

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